Pubblicato da: puntorada | dicembre 15, 2008

I Test per scoprire l’intolleranza alimentare

Analisi come il Prick, il Rast, test sul sangue, ecc., non sono adatti a scoprire l’ipersensibilità ai cibi. Esistono invece altre e nuove  metodiche che riescono ad individuare questo tipo di disturbo:

I Test delle Intolleranze Alimentari.
Le tecniche e le tecnologie per eseguire il test sono molteplici. Alcuni sono effettuati con apparecchiature, anche sofisticate, che coinvolgono il soggetto esaminato; altri sono eseguiti in laboratori specializzati nei quali viene prelevato, o recapitato, l’elemento da analizzare. Possono essere quantitativi, qualitativi o funzionali. Riteniamo che i test più idonei siano quelli funzionali, quelli cioè dove l’indagine per determinare l’intolleranza ad un alimento è basato sulla misurazione di quale sia la sua assonanza col metabolismo del soggetto.
I più diffusi sono:

• Il test sul sangue è più legato ad un concetto di reazione allergica. Ha il difetto di essere troppo sensibile all’ultimo pasto assunto dal soggetto esaminato.

• Il test kinesiologico va fatto con una serie di alimenti messi a contatto col soggetto da analizzare; si basa sulla risposta a stimoli della forza muscolare. Non è ritenuto del tutto attendibile in quanto molto legato alla bravura dell’operatore che effettua l’esame.

• Il test bioenergetico è fatto con l’ausilio di un’apparecchiatura che verifica la caduta della conducibilità elettrica, tra due punti di agopuntura del soggetto esaminato, introducendo nell’apparecchiatura gli alimenti contenuti in fialette.La caduta di conducibilità esprime l’intolleranza osservata rispetto ai vari alimenti. Anche questa metodica è spesso legata alla bravura dell’operatore che effettua l’esame e dalla sua conoscenza dell’apparecchiatura. Inoltre, anche il soggetto esaminato, come nel Kinesiologico, può determinare un errore che può superare anche il 50%.

• Il test del capello, simile a quello bioenergetico, si basa sull’analisi di compatibilità di onde a 4 dimensioni ed è una tecnologia più innovativa e moderna, con un errore inferiore al 10%.Il test del capello controlla circa 600 alimenti, le cui onde sono poste in risonanza “quadrimensionale” con quelle del ciuffetto di capelli del soggetto. La distonia e sintonia tra queste onde tra di loro, esprime il grado di tolleranza o intolleranza tra l’alimento ed il soggetto, il cui corredo alimentare è racchiuso nei suoi capelli in esame. L’esame, computerizzato, non prevede l’interpretazione da parte dell’operatore, né richiede il coinvolgimento del soggetto interessato.

Un buon test dovrebbe esporre l’elenco di tutti gli alimenti analizzati (rispetto al metabolismo del soggetto) ed esprimere per ognuno di essi il livello di intolleranza così da fornire un elenco degli alimenti dal quale scegliere quelli da mangiare oltre che quelli invece dai quali astenersi per un adeguato periodo.


Meglio ancora se i vari alimenti sono raggruppati in categorie, Cereali, Carne, Pesce, Frutta, Verdura, Latticini, ecc.., e per ognuna di tali categorie è indicato il grado di intolleranza. Ciò aiuta sensibilmente a definire una giusta frequenza, settimanale o mensile, con cui è bene mangiare, ancorché tollerati, alimenti di quel gruppo.
E’ oltremodo utile che il biotest elaborato riporti anche le caratteristiche dei singoli alimenti quali Proteine, Zuccheri, Grassi, Colesterolo, Fibre, kilocalorie, ecc. Ciò consente anche la determinazione delle quantità (peso) delle pietanze che andremo a preparare, specie se si debbano rispettare altri vincoli determinati da sovrappeso, ipercolesterolemia, o altre patologie che impongano particolari diete.

Le Biointolleranze non sono stabili nel tempo, ed in gran parte si risolvono se ci si astiene per 60-90 giorni dal mangiare quegli alimenti ai quali si è risultati intolleranti; meglio ancora se si segue anche un programma di depurazione.

Si consiglia di ripetere il test dopo circa 60-90 giorni.
Secondo alcuni studi statistici, è importante sottoporsi al test di biointolleranza almeno una volta ogni anno. Le persone che hanno avuto maggiore beneficio sono quelle che hanno effettuato il test ripetendolo dopo 60 giorni, poi dopo 90 e infine 120 giorni. Una stretta osservazione del caso permette di mantenere la linea, migliorare le proprie intolleranze e ritrovare benessere e salute.

Guarire dalle intolleranze alimentari, infatti, è possibile: attraverso un attento e studiato protocollo di svezzamento e riequilibrio del terreno intestinale, è possibile riappropriarsi dei sapori della tavola, del gusto del buon cibo, delle cene con amici e delle trasgressioni in pizzeria.

Mangiare, e soprattutto mangiare bene, è una soddisfazione di cui nessuno dovrebbe privarsi. Ecco perché siamo convinti che la terapia di quei sintomi incorniciati nei quadri, possano liberarsi dalla fissità della natura morta e diventare vivi e dinamici; trasformarsi in salute e ridisegnare daccapo la vita del paziente, che nel frattempo si è liberato da sintomi e patologie. Ecco che la sua fredda cartella clinica si è trasformata, come per magia, nel foglio di menù da ristorante, e non della mensa d’ospedale, ma uno di quei ristoranti che ti mette in bocca il sapore della qualità e in corpo la consapevolezza di esserti riappropriato della tua di Vita.

In un solo boccone, vi auguriamo che possiate comprendere quei sintomi nei quadri, le intolleranze di cornice, e di trovare uno stile di vita capace di farvi guarire da quelle subdole patologie moderne, per rincontrarci tutti a tavola, a mangiare d’appetito e bere di gusto sull’accaduto, senza pensarci più.

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