Pubblicato da: puntorada | dicembre 15, 2008

Conoscere e Risolvere i disturbi da Disbiosi Intestinale

 

Disbiosi Intestinale: sintomi & rimedi

Flora batterica e uomo vivono in indispensabile simbiosi.

E’ frequente però che l’equilibrio tra i diversi ceppi di flora batterica si alteri, che qualche ceppo sia troppo o troppo poco energico, con conseguenti disturbi, a volte anche gravi, sulla nostra salute. Questa condizione è chiamata disbiosi.

Le disbiosi intestinali, causa di gonfiori, coliti, stitichezza o diarrea, stanchezza, etc., sono a tutt’oggi un forte disagio sociale.

I sintomi sono da attribuirsi al muco intestinale, ai batteri patogeni, alla cattiva funzionalità degli enzimi, a farmaci errati, parassiti, cattiva alimentazione, stress emotivo.

Un intestino pulito, un buon equilibrio simbiotico con la flora batterica presente, ci garantisce una salute migliore. Il nostro intestino è di circa 300 metri quadrati, sul cui pavimento si posano i nostri errori di una vita e di una cattiva alimentazione.

La nostra flora batterica vitale produce antibiotici naturali che ci proteggono da tutta una serie di infezioni; con le vitamine K e B12, interviene nel metabolismo degli acidi biliari e dei processi enzimatici per innalzare sistema immunitario, per digerire meglio, assorbire dagli alimenti tutte le parti migliori e meno intolleranti di un cibo.

La buona salute generale dipende in gran parte da un intestino pulito, depurato da amine tossiche e da radicali liberi.

Alcuni alimenti durante la fase della digestione (decarbossilazione) diventano “collosi” creando un muco che attecchisce nei circa 300 m2 del tratto intestinale ospitando tossine e germi patogeni. In genere sono i cibi acidificanti e le farine raffinate, carni, molluschi, tuorlo, lenticchie ed arachidi a produrre maggiore quantità di muco intestinale, mentre cibi come agrumi, frutta, verdura, e fermenti lattici tendono a scioglierlo.

Un esempio è dato dal fatto che anticamente, per legare le pagine dei libri dell’epoca, si utilizzava una colla prodotta dalla cottura di farine.

A molti capita, invece, che mangiando limone, fragole o pompelmo, compaiano puntini sulla pelle; è il segno che gli agrumi stanno sciogliendo le tossine dei muchi intestinali liberandole nel sangue.

Iniziate la giornata bevendo un bicchiere di acqua tiepida con una spremuta di limone e succo o tisana di malva;  è un prezioso aiuto all’eliminazione dei fastidiosi muchi intestinali.

Un’ottima prevenzione a base di limone, è la cosiddetta “terapia dei limoni a scalare”. Si parte dalla spremuta di un limone e si aumenta di un limone ogni tre giorni.

Arrivati a 10 limoni, si riduce di uno, ogni tre giorni, fino a giungere di nuovo ad uno.

Le tossine intestinali e la Disbiosi Batterica

Una disbiosi induce la produzione di tossine intestinali che vengono convertite principalmente dagli aminoacidi. Questo disordine tossico determina una notevole riduzione di enzimi e immunoglobuline (IgA) che costituiscono almeno il 60% del nostro sistema immunitario.

Quando le proteine non vengono digerite bene a causa di una disbiosi, si producono tossine intestinali: le cosiddette amine tossiche.

Alle tossine da aminoacidi si aggiungono tossine di origine fermentativa.

Alterazioni della flora batterica intestinale e presenza di amine tossiche possono portare a problemi seri di colite, gastrite, stipsi o diarrea, fino a possibili alterazioni tumorali del tratto del colon e dell’intestino.

Per quei soggetti che già soffrono di gravi disbiosi, si consiglia di seguire periodicamente una terapia disintossicante e riequilibrante del sistema digerente per riacquistare la forma perfetta di una giusta armonia mente-corpo.

A fine pasto, è bene bere due cucchiaini di amaro svedese o una tisana epatobiliare.

Si consiglia inoltre di rispettare le proprie Intolleranze Alimentari ed attenersi ad uno stile dietetico sano ed equilibrato.

Flora batterica intestinale

Come si è detto, per svolgere al meglio le proprie attività metaboliche, l’apparato digerente ha bisogno di una serie di batteri, noti con il nome di “microflora intestinale”, che favoriscono i processi di transito, di assorbimento e di trasporto. Non sono pochi gli studi scientifici che hanno rilevato un aumento del rischio di alcune malattie nei soggetti che presentano un’alterazione della flora batterica intestinale.

Composizione della microflora

L’apparato gastro-intestinale dell’essere umano ospita in media 300-500 differenti ceppi di batteri.

La maggior parte dei batteri è localizzata nella parte bassa dell’intestino (colon). La scarsità di batteri nello stomaco e nella parte alta dell’intestino è dovuta all’elevata presenza di sostanze corrosive (acidi, bile e secrezioni pancreatiche), che rendono l’habitat inadatto alla sopravvivenza e alla proliferazione di questi microrganismi.

Purtroppo, tra i batteri che sopravvivono all’ambiente acido, vi è il nocivo, l’Helicobacter pylori, responsabile dell’ulcera gastrica.

La colonizzazione dell’intestino da parte di questi bacilli ha inizio alla nascita e si completa nel giro di pochi giorni.

Ad influenzare la composizione e l’entità della flora batterica del neonato sono il tipo di parto (naturale o cesareo), l’alimentazione ricevuta (al seno o artificiale) e l’ambiente circostante. Quest’ultimo aspetto  spiega perché, con l’avanzare degli anni, la flora intestinale può cambiare, anche considerevolmente.

Le principali funzioni

La flora batterica intestinale è una vera e propria barriera microbico-enzimatica capace sia di proteggere l’organismo dall’attacco di microrganismi nocivi, sia di scomporre gli alimenti in transito in parti sempre più piccole così da rendere biodisponibili i fattori vitali, quali vitamine, sali minerali e tutti i micronutrienti necessari all’organismo. Secondo indagini condotte su cavie da laboratorio, il ruolo della microflora batterica sembra riassumersi in tre principali funzioni: metabolica, trofica e protettiva.

· funzione metabolica: fermentazione del residuo dietetico non digeribile e del muco endogeno intestinale; recupero dell’energia sotto forma di acidi grassi a catena corta; produzione di vitamina K e assorbimento degli ioni di controllo;

· funzione trofica: controllo della proliferazione e della differenziazione delle cellule epiteliali; sviluppo e omeostasi del sistema immunitario; 

· funzione protettiva: effetto barriera contro gli agenti patogeni.

Quando si ha una alterazione della flora batterica (per stress, disordini alimentari, assunzione di farmaci o per malattia), a risentirne è tutto l’organismo proprio per la riduzione degli enzimi e delle immunoglobuline IgA, sostanze alla base del sistema immunitario presenti nell’intestino e concentrate nelle stazioni linfatiche intestinali.

Aumenta così il rischio di eccessive proliferazione di funghi e agenti patogeni, nonché la maggiore esposizione al rischio di malattie, anche gravi!

…Malattie infiammatorie dell’intestino

Per l’infiammazione dell’intestino, oltre alle possibili cause genetiche, sembra giocare un ruolo importante l’alterazione della flora batterica.

In particolare, numerosi casi di colite ulcerosa e morbo di Crohn (le più diffuse forme di infiammazione intestinale) sembrerebbero dipendere proprio dalla scarsa produzione intestinale di IgA e IgG (un altro tipo di immunoglobuline), la cui riduzione sarebbe causata proprio da un’alterazione della microflora batterica intestinale.

La conseguenza è che l’intestino ha difficoltà nel proteggersi dall’aggressione di agenti nocivi, batteri patogeni e sostanze sfuggite alla digestione mettendo in azione particolari automatismi cellulari di risposta infiammatoria tesi all’eliminazione del fattore aggressivo; questi meccanismi, alla lunga, porterebbero proprio a un’infiammazione cronica dell’intestino.

Cancro del colon

Nonostante sembri essere ormai certo il grande peso della predisposizione genetica nello sviluppo del cancro del colon, in alcuni casi i responsabili della malattia sembrano essere l’alimentazione e uno stile di vita sbagliato. Non è una novità, infatti, che l’elevato consumo di carne rossa e di grassi possa aumentare il rischio di tumore colon-rettale e che, al contrario, l’assunzione regolare di frutta, verdura, pesce e cereali sia in grado di ridurre l’incidenza della malattia.

Secondo molti esperti, il collegamento tra rischio di cancro intestinale e alimentazione errata dipenderebbe proprio dall’alterazione nella composizione della flora batterica intestinale, la quale potrebbe anche favorire lo sviluppo di carcinogeni, cocarcinogeni e procarcinogeni, sostanze capaci di stimolare una proliferazione cellulare in senso neoplastico.

Studi condotti attraverso l’analisi delle feci di soggetti sani, che seguivano una dieta ricca di grassi e povera di frutta e verdura, hanno rilevato un aumento di N-nitroso-composti, sostanze alla base dello sviluppo del cancro del colon.

Allo studio probiotici e prebiotici

Per prevenire queste e altre malattie intestinali, attualmente la ricerca medico-scientifica si sta interessando ai batteri probiotici e ai prebiotici, ovvero a quei batteri e nutrienti considerati utili alla salute umana.

Con il termine “probiotici” si intendono quei batteri che, una volta ingeriti, sono in grado di arrivare vivi e attivi nell’intestino, senza essere distrutti dai sali biliari o dai succhi gastrici.

Con il termine “prebiotici”, invece, si indicano quei composti in grado di stimolare lo sviluppo di batteri “buoni” presenti nel colon.

La combinazione di probiotici e prebiotici è conosciuta anche come Combinazione Simbiotica o Sinergica.

Numerosi studi su animali da laboratorio hanno dimostrato come l’aggiunta nella dieta di probiotici e di prebiotici sia in grado di ridurre lo sviluppo del cancro al colon.

Sull’uomo non esistono ancora prove certe di questo possibile effetto protettivo. E’ stato però già ampiamente dimostrato che i batteri probiotici sono in grado di contrastare la produzione di carcinogeni, cocarcinogeni e procarcinogeni, tutti possibili promotori dei tumori dell’intestino, e di aiutare in modo favorevole il nostro Sistema Immunitario. 

Tipi di Candida

La C. Albicans  è responsabile del 90% di tutte le micosi, presenta una maggiore aderenza alla mucosa rispetto agli altri tipi di Candida.

La C. Glabrata è l’agente patogeno più frequente di infezioni fungine alle vie urinariee, in particolare causa micosi vaginali.

La C. Guillermondii  è un germe dell’aria presente ovunque (aria, acqua, piante) anche come agente contaminante negli alimenti. Il fungo è altamente patogeno, può provocare meningite, onicomicosi, affezioni cutane, setticemia dopo un intervento cardiovascolare e endocardite nei tossicodipendenti.

La C. Krusei si trova nella saliva, sulle unghie, nei bronchi, nelle feci e nella vagina. E’ presente nelle endocarditi e provoca diarrea nei bambini, ma in molti casi anche negli adulti.

La C. Tropicalis  si trova nelle endocarditi fungine è molto resistente alla terapia.

La C. Parapsilosis è l’agente etiologico delle onicomicosi e dermatomicosi.

La C. Pseudotropicalis  si trova spesso nella saliva e negli strisci di mucosa.

Sintomi da sospetto di una Candidosi

· Feci molli, appiccicose e sformate

· Iperflatulenza dovuta ai lieviti che producono gas spingendo il diaframma nel torace, ciò provoca respiro corto e disturbi cardiaci, extrasistoli e perfino attacchi di angina pectois

· Prurito perianale che si rafforza con il calore

· Attacchi di fame, soprattutto per zuccheri e carboidrati

· Micosi vaginali cronico-recidivanti

· Carenza permanente di zinco e ferro

· Bocca pastosa e lingua patinata

Sintomi nei bambini

· Coliche Addominali, dermatite da pannolino, forti alitosi

Sintomi non specifici

· Diverse efflorescenze cutanee, ad es. pseudoacne, manifestazioni psoriasiformi

· Emicrania, stanchezza cronica, mialgie e artriti

· Fegato grasso, valori epatici aumentati

· Diarrea e costipazione

· Infiammazioni croniche delle vie urinarie

· Soprappeso, Intolleranze alimentari

· Tendenza alle infezioni

Enzimi metabolici ed Enzimi digestivi

Gli enzimi sono sostanze proteiche bioregolatrici grazie alle quali le reazioni chimiche nell’organismo avvengono ad una velocità tale da consentire la vita.

Degli enzimi si sa che hanno compiti molto specifici da assolvere. Gli enzimi sono lunghe catene di proteine tenute insieme in forme molto specifiche da legami d’idrogeno. Si pensi ad una sfera fatta di stringhe tenute insieme in quella forma da strisce molto piccole di velcro. La loro attività è paragonata a chiavi che aprono determinate serrature. Se qualche cosa accade ai legami di idrogeno, nell’esempio le strisce di velcro, la proteina enzimatica si sfalda, perdendo la sua forma. Senza la forma, la chiave non può più aprire la serratura.

A quel punto non c’è più un enzima – solo un’altra proteina estranea. E che cosa causano nel nostro corpo queste proteine estranee? Infiammazione. Cioè la risposta del sistema immunitario ad una patologia intestinale.

Il corpo attacca se stesso perché percepisce che c’è un clandestino a bordo. Il sè è diventato non-sè.

Risparmiare dal conto

Abbiamo due tipi principali di enzimi nel nostro corpo. Il Dott. Edward Howell nella sua opera principale Enzyme Nutrition, scrive che all’inizio della nostra vita è come se ci venisse aperto un conto in enzimi nella banca dell’energia. Il conto della banca contiene due tipi di valute di enzimi:

· enzimi metabolici

· enzimi digestivi

Più dobbiamo usare da quel conto per la digestione, di meno rimane per le migliaia di altre mansioni che gli enzimi metabolici devono svolgere nel nostro organismo. Cose come pensare, respirare, camminare, sentire, vedere, ecc., avvengono grazie agli enzimi.

Pensiamo alle persone in sovrappeso. Effettuano bene tutte queste altre funzioni, o sembrano in difficoltà? E’ evidente una certa difficoltà.

Questo perché devono prelevare troppo del loro conto della banca degli enzimi per tentare di digerire l’ammasso di alimenti indigeribili che continua a scendere dallo stomaco. Così non rimane molto sul conto per le altre funzioni vitali di base.

Gli Enzimi Metabolici

Metabolico significa avere a che fare con i sistemi specifici del corpo. La vita delle cellule, la trasmissione nervosa, i segnali cerebrali, la distribuzione degli ormoni, il cambio di ossigeno, le funzioni del fegato, l’equilibrio acido/basico nel sangue, ecc.. Questi compiti richiedono enzimi specifici perché possano venire espletati, secondo dopo secondo. Gli enzimi metabolici sono le molecole delle proteine lavoratrici che fanno funzionare in continuazione il nostro complesso sistema biochimico. Gli enzimi metabolici semplicemente utilizzano le sostanze nutrienti che prima sono state scomposte dagli enzimi digestivi, a condizione che avvenga una normale digestione. Quindi l’interrelazione fra i due tipi di enzimi – digestivo e metabolico – è sinergicamente potenziale alla vita.

Gli Enzimi Digestivi

Gli enzimi digestivi sono naturalmente presenti nei cibi. Purtroppo, i cibi odierni ne sono sempre più carenti, sia perché prodotti con metodi innaturali, sia perché trattati o inscatolati, sia perché cotti troppo o male. Assumere cibi ancora ricchi degli enzimi che naturalmente li compongono consente di migliorare le nostre naturali capacità digestive.

La bocca, lo stomaco, il pancreas, il fegato, l’intestino producono diversi enzimi il cui lavoro è suddividere qualsiasi cibo che mangiamo in componenti utilizzabili. Indipendentemente da quanto il cibo introdotto sia unto, da quanto formaggio supplementare ci sia o da quanto zucchero bianco o sostanze chimiche ci siano, indipendentemente da quanto un cibo sia indigeribile, il nostro corpo tenterà di scomporlo per mezzo di enzimi.

Alcuni cibi sono molto più adatti al nostro organismo; sono quelli che contengono tutti gli enzimi necessari per la loro completa digestione. Ad esempio: mele, mais, anguria, peperoni verdi, pere, sedano, ecc. in generale frutta e ortaggi crudi. Questi cibi non richiedono che il corpo sprechi energia producendo molti succhi gastrici per trasformarli in una forma utilizzabile.

Tutti sappiamo che il cibo per gli esseri umani é riconducibile a tre categorie:

· grassi

· proteine

· carboidrati

Ognuna è costituita da una grande molecola fatta di unità più piccole. Dato che il corpo preferisce unità più piccole, queste grandi catene di grassi, proteine, carboidrati devono venire spezzettate. I grassi devono essere spezzettati in acidi grassi, le proteine in aminoacidi, i carboidrati in molecole di glucosio. Questo processo viene chiamato digestione ed ogni tipo di cibo ha un enzima specifico necessario per questa frammentazione.

Alcune persone, senza nessun background in fatto di alimentazione, diranno che possiamo mangiare qualunque cosa perché gli enzimi digestivi del corpo sono designati per la scomposizione del cibo.

Questo sarebbe vero se noi mangiassimo almeno l’80% di cibo naturale, cioè se osservassimo un’alimentazione basata in massima parte su cibi contenenti essi stessi gli enzimi necessari alla scomposizione completa, senza attingere molto dalle riserve di enzimi proprie del corpo.

La dieta naturale non lascia alcun residuo dell’attività digestiva. Questa è la digestione normale. Ma spesso a tavola non seguiamo più una dieta naturale. Molti di noi, forse senza neppure volerlo, senza neanche saperlo, osservano una SAD – Standar American Diet. Per intenderci, hamburger, patatine fritte, pizza, birra, brioche, coca cola,ecc.

Questi sono non-cibi, nuovi per il delicato sistema umano.

Il nostro sistema digestivo non è designato per elaborare questi elementi chimici bizzarri. Così questa “roba” non viene digerita; rimane semplicemente lì, marcendo.

Dieta anormale equivale a digestione anormale.

Ecco di seguito i principali enzimi digestivi, per i quali tener cura di averne la giusta scorta.

Amilasi

E’ un enzima digestivo capace di scindere oligosaccaridi e polisaccaridi in composti più piccoli (disaccaridi).

L’amilasi sierica è principalmente prodotta nel pancreas e nelle ghiandole parotidee.

Un aumento della amilasi può instaurarsi anche nelle lesioni infiammatorie delle ghiandole salivari, ulcera peptica, ostruzione intestinale, calcoli biliari, aneurisma dell’aorta, peritonite, appendicite acuta, traumi cerebrali, scottature, shock traumatico. Una lieve variazione si verifica in caso di ascesso tubo-ovarico.

La iperamilasemia può associarsi all’ipertiroidismo. Livelli aumentati di amilasemia possono riscontrarsi durante la gravidanza e negli alcolisti.

Morfina, codeina, clorotiazina, pentazocina, corticosteroidi, contraccettivi orali, pancreozimina, secretina possono elevare i livelli di amilasi.

Bromelina

E’ un enzima proteolitico estratto dalla dal fusto dell’ ananas. Migliora il rinnovamento delle proteine nell’organismo comprese quelle del tessuto articolare.

Ha un’attività anti-aggregante delle piastrine verificata sull’essere umano.  Ha ugualmente un’attività fibrinolitica diretta sui coaguli sanguigni, ed un’attività antinfiammatoria sia diretta sia indiretta.

Negli studi sugli animali, la bromelina è stata la più potente delle nuove sostanze studiate, uguale al medicamento prednisone.

Agisce sull’infiammazione, gli edemi e il dolore sia per la fibrinolisi diretta dei coaguli, che per l’attivazione delle prostaglandine antinfiammatorie e per l’inibizione della bradichinina, una sostanza che accresce la permeabilità vascolare e che stimola il dolore.

L’azione di questo enzima sui mediatori dell’infiammazione è realmente potente e varia.

La bromelina è stata studiata diverse volte, in differenti tipi di cancri, da sola oppure come trattamento adiuvante, per la sua attività anti-tumorale e anti-metastatica, con dei risultati interessanti che meritano di essere approfonditi.

La bromelina induce la produzione di citochine, un elemento chiave del sistema immunitario, anche in combinazione con l’interferone.

La bromelina è attiva a differenti pH, nello stomaco e nel tenue. Sostituisce bene la pepsina e la tripsina quando sono insufficienti o quando il pancreas è debilitato. Rappresenta pertanto un importante ed efficace aiuto digestivo.

Lattasi

E’ un enzima  in grado di scindere il lattosio nei due monosaccaridi che lo costituiscono (glucosio e galattosio), consentendone quindi l’assorbimento.

I casi di intolleranza al lattosio sono quasi sempre secondari a patologie intestinali, molto diverso e di più vaste proporzioni è il problema dell’intolleranza al lattosio negli anni successivi ai primi anni di vita. Infatti, dopo lo svezzamento, l’attività lattasica diminuisce rapidamente, secondo uno schema geneticamente predefinito.

Leptina

E’ una proteina prodotta principalmente dal tessuto adiposo, ma anche da altri tessuti fra i quali placenta, tessuto mammario e il tratto gastrointestinale. I livelli circolanti sono direttamente proporzionali all’adiposità e sono maggiori nelle donne rispetto agli uomini . La leptina aumenta se vi è un incremento ponderale e diminuisce durante il digiuno e dopo l’esercizio fisico. La sua funzione principale è quella di regolare l’omeostasi energetica  (diminuito introito di cibo ed aumento della spesa energetica).

Proteasi

Enzima che ha la funzione di rompere le proteine in frammenti più piccoli (peptidi). Una sua carenza provoca accumulo di proteine non digerite  scatenando fenomeni infiammatori, autoimmuni e allergici. Normali livelli invece hanno azione antinfiammatoria, antiedemiche, immunomodulatrici.

Lipasi

Enzima che digerisce i grassi favorendo la trasformazione e l’eliminazione energetica dei grassi accumulati nell’organismo contribuendo così alla riduzione degli accumuli adiposi

Cellulasi

Enzima che catalizza l’idrolisi della cellulosa. Manca nel nostro apparato digerente. Provoca la trasformazione della cellulosa in cellobioso. È contenuto nelle secrezioni digestive di vari invertebrati (insetti, lumache) e nelle cellule di microrganismi batterici e fungini. La produzione della cellulasi è un importante requisito dei batteri componenti la flora microbica gastro-intestinale degli erbivori, i quali sono così in grado di utilizzare come alimento i prodotti di demolizione della cellulosa.

Papaina

È un enzima  in grado di degradare le proteine in peptidi, possiede anche un’azione enzimatica digestiva che può essere utile in caso di digestione difficile, poichè facilita notevolmente la digestione delle proteine, tanto da essere un rimedio insostituibile dopo  pasti abbondanti e frettolosi. Se ingerita a digiuno, la papaina esercita un’ azione antinfiammatoria e un’ottima azione drenante, soprattutto se in sinergia con la bromelina,(facilita l’espulsione degli acidi grassi dalle cellule adipose).

Pancreatina

E’ un farmaco che si estrae dal pancreas di bue o di maiale, costituito da una mescolanza di enzimi pancreatici che intervengono nella digestione dei grassi, dei carboidrati e delle proteine. Viene somministrato nei casi di insufficienza funzionale del pancreas esocrino, sotto forma di pillole o di capsule cheratinizzate.

Rennina

E’ un’enzima del succo gastrico (assieme alla pepsina) che agisce come un acido e provoca la coagulazione e la cagliatura del latte scindendo la caseina, che è secreta solo nello stomaco del bambino e manca in quello dell’adulto.

Proteasi del glutine

Appartengono a questo gruppo la transglutaminasi, la gliadina (una proteina dell’alcool solubile contenuta nella farina di frumento) e l’antiendomisio. La transglutaminasi catalizza il legame tra peptidi e riconosce come substrato la gliadina.

Se nel siero di una persona sono presenti anticorpi anti-gliadina e anti-transglutaminasi, saremo di fronte a persona affetta da celiachia.

Sistema Immunitario digestivo

E’ noto che frammenti molecolari dei cibi non-digeriti, in particolare quelli di origine proteica, rientrano in circolo attraverso la membrana intestinale, scatenando nel tempo tutta una serie di reazioni immunitarie che possono sfociare dapprima nelle allergie, e poi in gravi forme infiammatorie e autoimmuni.

Anticorpi Intestinali

 La lamina propria della mucosa intestinale produce tutte le classi di Ig con una netta prevalenza (oltre il 60%) di IgA, mentre nel resto del corpo la prevalenza è delle IgG (dette immunoglobuline di memoria).

Il rapporto tra IgA/IgM/IgG nella mucosa intestinale è pari a 20:3:1; nel lume intestinale la concentrazione di IgA è anche di 1.000 volte superiore a quella delle IgG mentre nel siero queste ultime sono 4-6 volte maggiori delle IgA.

Le IgA intestinali contengono, avvolta alla loro struttura dimerica, una frazione secretoria, che ne permette un’adesività specifica ai siti di azione immunitaria modificandosi in IgAs.

Questa osservazione ha portato a pensare che ci sia un sistema difensivo specifico per la mucosa gastroenterica, una sorta di “vernice protettiva”. Esso si configura come sistema di protezione locale altamente specializzato, dotato di notevole duttilità e indispensabile per assicurare l’omeostasi immunologica dell’ospite in condizioni normali. È proprio l’integrità funzionale di questa “vernice protettiva” che fa la differenza tra un soggetto sano e uno cagionevole; è stato dimostrato che le IgAs svolgano:

· Attività antivirale diretta anche in assenza del complemento, (sistema sequenziale enzimatico di demolizione antigenica);

· Attività antibatterica sia per attivazione della via alternativa al complemento, sia con un meccanismo di neutralizzazione che, con un effetto antiadesivo, impedisce all’antigene di ancorarsi alle pareti mucosali;

· Azione nella costituzione fibrillare del muco soprattutto a livello delle secrezioni bronchiali che permette di imbrigliare gli antigeni neutralizzandoli;

· Funzione di “Immuno Exclusion” selettiva verso determinati antigeni;

· Attivazione degli enzimi intestinali che demolirebbero le molecole solo nel caso in cui queste siano veicolate dalle IgA presenti nel brodo intestinale.

La ridotta protezione immunitaria a livello dell’intestino da un deficit di IgA provoca sviluppo abnorme di batteri intestinali con prevalenza di flora anaerobica di tipo Bacteroides.

Ciò a sua volta induce deconiugazione dei sali biliari che costituirebbero la causa diretta di una eventuale diarrea e dell’alterata funzione assorbente della mucosa (feci chiare e a spruzzo).

È noto infatti che i sali biliari non coniugati inibiscono l’assorbimento di acqua, potassio, sodio, calcio e monosaccaridi nella parte intestinale del digiuno e, a forte concentrazione, provocano addirittura secrezione di elettroliti e acqua.

La ridotta presenza di IgA è stata riportata in varie malattie di natura autoimmunitaria, quali l’artrite reumatoide, il lupus, l’anemia emolitica autoimmune, la dermatomiosite, l’anemia perniciosa, la tiroidite, l’epatite cronica.

Queste osservazioni spiegano l’importanza di una corretta produzione di IgAs nell’intestino; essa avviene in maniera massiccia a partire dal secondo anno di vita e prosegue in forma molto attiva fino ai 14-16 anni di vita, per poi ridursi in maniera progressiva durante il corso della vita.

Data la mancanza di IgA nei bambini sino a 2 anni circa, la protezione avviene tramite gli anticorpi materni trasmessi attraverso l’allattamento e tramite le cellule natural killer (NK), trasmesse sempre dalla madre, che si posizionano nelle tonsille, svolgendo il compito di difesa di prima istanza in attesa che il sistema immunitario si strutturi.

Questo spiega il motivo per cui nel bambino piccolo le tonsille sono spesso ingrossate e, se sbilanciato il rapporto delle Ig, portano ad una continua infiammazione tonsillare e ricaduta influenzale durante l’anno, problemi di natura artrosica e immunitaria in generale.

 

 

Per concludere

L’organismo umano è un fantastico risultato dell’evoluzione della vita sul nostro pianeta e ne rappresenta la sintesi, racchiudendo in esso la capacità di armonizzarsi in un perfetto ecosistema in perpetuo adattamento all’ambiente circostante.

Se solo lasciassimo più spazio alla nostra natura, se lasciassimo che essa continui a migliorarci senza pretendere di guidare noi la vita, stando attenti a rispettare noi stessi e soprattutto l’ecosistema ambiente in cui viviamo.

 

Abbiamo dinanzi un orizzonte fatto di scelte infinite, ma la strada del benessere passa per una sola di queste scelte:

il volersi bene.

 

 

Copyright © 2008 Daphne Lab, Villaricca, Napoli, Italia.

Non è consentita la riproduzione, anche parziale o ad uso interno o didattico, con qualsiasi mezzo effettuata, senza espressa autorizzazione di Daphne Lab.

 

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